LA PANARDA

Cos’è?

Molti si chiederanno, ma cos’è questo  strano termine?  Cercheremo di spiegare brevemente cos’è la Panarda.

Sostanzialmente, la Panarda si può definire come un pranzo pantagruelico, qualcuno asserisce che superava le 50 portate, che era offerto dal proprietario dei terreni ai suoi braccianti, fittavoli e agricoltori, per una forma di riconoscenza nei loro confronti, quasi un debito morale per aver favorito con la loro quotidiana fatica un abbondante raccolto.

Solitamente questo banchetto coincideva con le festività di Sant’Antonio Abate, periodo nel quale nelle dimore agricole si ammazzava il maiale, simbolo di opulenza e prosperità.

La Panarda costituisce un’importante pagina di storia delle tradizioni popolari della nostra Regione e rappresenta un modello culturale dai molteplici aspetti: devozionale, religioso, socio-economico e psicologico.

 

La Storia

Per le genti d’Abruzzo la ritualità e la sacralità di onorare l’ospite a tavola hanno radici antichissime. Nasce così, soprattutto dal ‘500-‘600, il rito della Panarda. Di etimologia ancora incerta – forse scaturita dall’unione delle parole “Pane e lardo” –

Descritta come una vera e propria orgia alimentare, non si svolgeva solo in funzione devozionale del Santo Antonio Abate(17 gennaio), bensì anche con altri momenti del ciclo dell’anno, il raccolto del grano e la vendemmia. In tali occasioni festive era consuetudine che le famiglie più facoltose offrissero un banchetto al ceto più indigente e più povero, che in tal modo interrompeva la frugalità e la consueta miseria.

E l’etimologia è ancor più vicina alla realtà se si considera che il Sestiere Porta Manaresca nel passato sarebbe stato abitato da una popolazione quasi esclusivamente contadina che lavorava i terreni nella zona orientale di Sulmona, erano terreni peraltro fertilissimi e vendeva i prodotti dell’agro peligno nell’ampia Piazza Maggiore.

L’istituto della Panarda, da fatto culturale delle società arcaiche e contadine legate al ciclo dell’anno, si è proiettato anche al ciclo dell’uomo in conseguenza soprattutto delle migliorate condizioni economiche registratesi un po’ ovunque dalla fine del secondo conflitto mondiale.

In merito alla riscoperta culturale di questa tradizione abruzzese, bisogna riconoscere il grande merito avuto dall’Accademia Italiana della Cucina e dall’Istituto Alberghiero di Villa S. Maria nella rievocazione di quest’importante pagina di storia delle Tradizioni Abruzzesi.

Fra le Panarde “storiche” si ha notizia di un’importante Panarda della fine dell’800, da parte di un signorotto aquilano in onore di Scarfoglio, d’Annunzio, Serao, Michetti e altri illustri ospiti. Si racconta che il banchetto era composto di ventotto portate e ogni piatto era salutato con una salva di cannone. Inoltre si racconta anche della presenza del “guardiano di Panarda”, armato di fucile, controllava che tutti mangiassero tutto con il minaccioso “magne o te spare!”.  Naturalmente era tutto un divertente scherzo. Un’altra Panarda è stata riproposta all’Aquila nel 1960 con 36 portate tutte di tradizione abruzzese.

Nel 1994, proprio il prestigioso Istituto Alberghiero di Villa S. Maria, organizzò una Panarda di 51 portate, in cui furono coinvolti 5 istruttori di Cucina, 4 istruttori di Sala e 22 allievi.

Infine, nel gennaio del 2000, l’Istituto Alberghiero di Roccaraso ha proposto una Panarda di ben 77 portate cui imposero il nome di “La prima grande Panarda del Giubileo”, è stata riconosciuta la caratteristica di pranzo più lungo e più buono del mondo. Infine altra grande Panarda, sempre nel 2000, fu organizzata nello stand della Regione Abruzzo nel Salone del Gusto a Torino, in cui furono proposte ben 125 pietanze, furono coinvolti ben 14 ristoratori delle quattro province abruzzesi, coordinati dal grande Chef Antonio Stanziani.

 

Com’è nata

L’idea di realizzare la Panarda nel nostro Sestiere, è nata nei primi mesi del 2002. Questa idea fu sottoposta al Consiglio Direttivo, che all’unanimità decise di portare avanti questo progetto. Naturalmente non avendo alcuna cognizione di come poter organizzare un simile avvenimento, ci rivolgemmo al Prof. Franco Cercone, antropologo, e preside dell’Istituto Alberghiero di Roccaraso, il quale con grande entusiasmo accolse il nostro invito ad aiutarci nell’organizzazione e realizzazione dell’evento. Naturalmente ci serviva anche uno chef che coordinasse il grosso lavoro che ci attendeva, lo trovammo nella persona di Clemente Maiorano, da sempre amico del Sestiere, che con una carica travolgente accolse con piacere questa possibilità di collaborare. Questo non bastava, avevamo l’esigenza di trovare qualche sponsor che potesse aiutare sia economicamente sia con alimenti. Prendemmo contatti allora con il dott. Fabio Spinosa, che con passione, s’impegnò attraverso la sua azienda agroalimentare. A questo punto, sistemati tutti i tasselli, s’iniziò a lavorare su quest’obiettivo ambizioso. Si è inteso così rievocare annualmente questo rito nel nostro Sestiere, contestualizzandolo pienamente nella realtà socio-economica di un remoto passato nel quale le attività agricole erano preminenti. Ogni anno, a fine luglio o inizi di agosto, è riproposta, nelle ore serali, una cena con ventiquattro portate nelle quali compaiono cibi rigorosamente fedeli a quelli di un lontano passato, con particolare attenzione e cura ai prodotti tipici della nostra terra.

Il tutto è contornato da una spettacolare cornice e da una superba coreografia che ci riporta indietro nel tempo, con musici, sbandieratori, danze, artisti di strada, combattimenti armigeri, musiche tradizionali.